Mindfulness

MINDFULNESS

«Remember to be present»

(M. Chaskalson)

 

«Un essere umano è parte di un tutto, che chiamiamo “Universo”, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Egli sperimenta se stesso, i pen­sieri e le emozioni come qualcosa di separato dal resto, in una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è come una prigione, che limita i nostri desideri ed affetti alle poche persone che ci sono vici­ne. Il nostro compito deve essere di liberare noi stessi da questa prigione allargando il nostro cerchio di compassione affinché comprenda tutte le creature viventi e l’intera natura nella sua bellezza».

(Albert Einstein)

Questa citazione, che potrebbe tranquillamente essere attribuita al Dalai Lama, è invece di Albert Einstein (Sullivan, 1972). Nel suo lavoro di scienziato ha sempre avuto un unico obiettivo: la com­prensione dell’unità che sta in natura alla base della diversità. In questa sua ricerca aveva utilizzato un approccio molto vicino a quelli della tradizione e della psicologia orientale, che da sempre ha ragionato in termini unitari: mente-corpo, uomo-universo, energia presente in ogni essere, animato o inanimato. ...

Cos’è la Mindfulness

Il termine “Mindfulness” si riferisce ad un’attenzione consapevole, intenzionale e non giudi­cante verso la propria esperienza, nel momento in cui essa viene vissuta. Accettare l’esperienza che avviene proprio in un determinato momento, avere un atteggiamento compassionevole verso la sof­ferenza, propria e altrui, avere una capacità di auto osservazione non giudicante sono caratteristiche Mindfulness. La pratica della Mindfulness si propone di aiutare a sostituire nella vita quotidiana i comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli e funzionali. La Mindfulness consente di apprendere a riconoscere le nostre emozioni e i nostri pensieri, accogliendoli così come sono, sospendendo ogni giudizio con un atteggiamento di accettazione.

Questa definizione è di semplice comprensione, ma, come tra descrivere una pizza e assaggiarla c’è una bella differenza, allo stesso modo, solo la pratica esperienziale permette una comprensione reale e profonda di un’esperienza pre-concettuale come la Mindfulness. …

Il tema centrale della Mindfulness ruota attorno della diminuzione dello stress e della conse­guente sofferenza, attraverso una graduale accettazione di quello che c’è. Lo stress, inteso come sofferenza fisica e mentale − in accordo con la visione della pratica di consapevolezza − è solitamen­te accompagnato da confusione mentale, rimuginio e preoccupazione. Ne consegue l’incapacità di mantenere l’attenzione sul presente e su quanto ci si sta occupando: l’espressione “non ci sono con la testa” è emblematica da questo punto di vista. La testa in realtà c’è ma è, purtroppo, persa in luoghi lontani aggrovigliata tra fantasie e preoccupazioni inconsapevoli e automatiche.

La Mindfulness aiuta ad accorgersi di ciò e permette di risvegliarsi e di scegliere consapevol­mente dove riportare l’attenzione, favorendo la consapevolezza degli stati mentali propri e altrui e sviluppando una maggiore capacità di accoglienza, apertura e rispetto verso se stessi e il prossimo. …

Da dove origina la Mindfulness

La Mindfulness nasce negli ultimi anni ’70 grazie a Jon Kabat-Zinn, ricercatore biologo dell’U­niversità del Massachusetts-Scuola di medicina, che già da diversi anni praticava con profitto per­sonale la meditazione Vipassana. Quando il suo lavoro lo mise a contatto con malati gravi, cronici e terminali, iniziò a chiedersi se quello che lui utilizzava da anni con beneficio non avrebbe potuto aiutare persone così sofferenti. Subito si pose il problema di come introdurre una tecnica meditativa in modo laico e accessibile agli occidentali. I primi risultati furono incoraggianti e significativi, oltre che verificati pienamente nei termini di ricerca clinica.

Da queste sperimentazioni derivò il primo protocollo, ovvero la Mindfulness Based Stress Re­duction (MBSR), intervento per la riduzione dello stress, inteso come sofferenza fisica e mentale, in modo ampio e trasversale. Dolori cronici, ansia, depressione, malattie terminali, queste erano le sof­ferenze dei pazienti di Kabat-Zinn, curate con attenzione e amore all’interno della prima Clinica per la riduzione dello stress. Una precisazione importante: le tecniche su base Mindfulness non sono una terapia, ma “curano”.

Applicazioni cliniche della Mindfulness

La Mindfulness rappresenta oggi la componente centrale di una serie di nuovi trattamenti che hanno dimostrato effetti significativi nella cura del disagio fisico e mentale. Un punto fondamentale, e mai troppo spesso richiamato, è il seguente: tutti gli interventi di Mindfulness sono stati rigorosa­mente studiati in modo scientifico, quindi i risultati ottenuti sono altamente attendibili, anche se non sempre significativi.

La Mindfulness si offre come complemento e non come sostituto a un trattamento tradizionale sia medico che psicologico.

Negli ultimi trent’anni numerose ricerche (Baer, 2005; Kabat-Zinn, 1982, 1990, 1994, 2003; Santorelli & Kabat-Zinn, 2013; Segal, Williams & Teasdale, 2002; Teasdale, Segal & Williams, 1995) hanno evidenziato miglioramenti clinici, spesso significativi, sia nei confronti di patologie psi­chiatriche che di disturbi di tipo più prettamente medico.… Malattie croniche e dolori cronici, Sindrome da affaticamento cronico (CFS), Fibromialgia, Somatizzazioni gastro intestinali, Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, Cefalee, Ipertensione, Ansia, Attacchi di Panico, Disturbi del sonno, Stress, Malattie della pelle, Disturbi psicosomatici, …

Perché e come funziona la Mindfulness

Per provare a definire la Mindfulness, dobbiamo fare una premessa sul funzionamento della mente. Avere ed elaborare pensieri è la condizione umana: “Discurrere” letteralmente significa correre di qui e di là, il che raffigura ineccepibilmente il modo di fare della nostra mente, che produce, in continua­zione, ricordi, anticipazioni, giudizi, immagini, mini movies di cui spesso non siamo consapevoli. La mente vaga per la maggior parte del tempo: un articolo di Science del 2010 (Killingsworth & Gilbert) riporta una ricerca effettuata su 2.250 volontari (tramite un’applicazione per Iphone), a cui si chiede, casualmente, se portassero attenzione a quanto stessero facendo in quel momento. Di media, la mente vagava per il 46,9% del tempo – mai meno del 30% – durante qualsiasi attività. … Ma i pensieri non ci fanno sempre bene, quando ci impediscono di prestare attenzione all’esperienza di “quel” momento.  …

La presenza consapevole

La Mindfulness ci permette di scendere nel livello implicazionale, spostando la nostra attenzione verso le sensazioni che partono proprio dal proprio corpo.

Torniamo per un attimo alla definizione che J. Kabat-Zinn (1982, 1990, 1994, 2003) ci fornisce sulla Mindfulness: “prestare attenzione con intenzione nel momento presente in modo non giudican­te”. Questa capacità, insita in ognuno di noi, può essere sviluppata, trasformando l’unicità del sistema discorsivo e passando dalla modalità del fare a quella dell’essere nel senso di giungere a vedere e a “stare con” le proprie sensazioni, fisiche e mentali, i propri pensieri e le proprie emozioni.

La Mindfulness ci consente di uscire dal pilota automatico cambiando il focus dell’attenzione. Nella vita quotidiana il pilota automatico ci è sicuramente utile, ma spesso lo attiviamo inconsapevol­mente, anche quando non dovremmo, soprattutto nei momenti in cui ci scontriamo con le emozioni difficili, quelle che spesso innescano impulsi o decisioni non (o poco) consapevoli, quelle di cui ci pentiamo successivamente e che ci fanno vivere male.

Quando si accendono pensieri avvitanti, possiamo scegliere di uscire dal coinvolgimento da essi innescato e sentire il corpo (il cuore batte forte? Mi spavento? No, sono interessato e curioso del mio cuore che batte). Questo esempio potrebbe non essere valido per una persona che soffre di attacchi di panico senza adeguato allenamento, ma il risultato finale potrebbe essere proprio questo: “sento il cuore che batte più forte, ma mi rendo conto che non mi sta accadendo nulla di terribile”. In questo modo, spostiamo deliberatamente l’attenzione sul corpo, su un focus diverso dalla nostra naturale disposizione a costruire storie. Pensieri ed emozioni, quindi, assumono un aspetto diverso: diventano semplici oggetti che emergono nel campo della consapevolezza per poi scomparire e le emozioni non causano più un’immediata risposta nella mente e nel corpo, in quanto il soggetto percepisce un senso di freschezza, di liberazione accompagnato dallo svelarsi dell’esperienza sotto nuove forme che consentono, sull’onda dell’impulso automatico, di rispondere e non di reagire: è possibile essere consapevoli di un pensiero senza esserne coinvolti.  …

In questo modo, con il tempo e con l’allenamento si può sviluppare la capacità di:

1. saper dirigere la propria attenzione dove desidero: l’osservare implica la capacità di mantenere l’attenzione focalizzata in maniera sostenuta e assolve alla funzione di ancoraggio;

2. avere un atteggiamento curioso (e non giudicante) sulla propria esperienza per acquisire la capa­cità di porsi in una posizione non giudicante, consistente nel non attribuire positività o negatività alla realtà o, più facilmente, nell’accorgersi della naturale tendenza automatica a farlo.

3. modificare la percezione della propria esperienza da soggettiva ad oggettiva, cioè interporre un “intimo distacco” tra me e me.

4. con la pratica della Mindfulness si persegue il “decentramento” (Kabat-Zinn, 1990; Segal, Wilson & Teasdale, 2002) chiamato anche “defusione” (Hayes, Strosahl & Wilson, 1999) o de-identificazione dai propri pensieri. La defusione consiste nel riconoscere la propria attività mentale come tale e nel differenziarsene. Detto in altro modo, “Io non sono la mia mente” diviene un saper vivere l’esperienza presente.  …

Mindfulness: la tradizione e il concetto di sofferenza

…  Nell’evoluzione umana le stra­tegie di sopravvivenza sono la separazione, ovvero la capacità di mantenere i propri confini, il dover conservare la propria omeostasi, che potrebbe essere tradotta in “nulla deve cambiare” e l’evitamento delle minacce e dei pericoli. Quando uno di questi tre punti viene toccato, nasce la sofferenza come segnale di evitamento del pericolo e, quindi, l’insoddisfazione.

Di fronte ad un pericolo si attiva, la reazione di allarme nell’area dell’asse dell’ipotalamo – ipo­fisi – adrenergico, che consente di predisporre l’organismo nelle condizioni migliori per combattere o per fuggire. Di fronte a un pericolo reale la risposta appare corretta, ma spesso gli esseri umani tendono ad evitare gli stati mentali come se fossero oggetti fisici, esattamente come facevano i nostri antenati con gli animali feroci, creando stress con tutte le conseguenze fisiche e mentali che ben co­nosciamo: ansia, agitazione, depressione, disturbi gastrointestinali, immunitari, cardiovascolari del sistema endocrino e così via.  …

MARCO TOSI -  DIALOGHI ADLERIANI III, n. 5, 125-136 (2016)

www.elicoides.it/wp-content/uploads/2015/10/dialoghi-adleriani-TOSI-05.pdf

Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (mindfulness) ci offre una possibilità a prima vista strana, contro intuitiva, forse assurda: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire. In questo senso è un lavoro “contro natura”, un andare “controcorrente”, perché la tendenza automatica, istintiva che abbiamo è fare esattamente l’opposto. Ma se lo sperimentiamo, allora possiamo scoprire che in questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità sorprendente di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. E, paradossalmente, facendo questo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizione creative.

http://www.mindfulnessitalia.it